SDA - Ritratto d'avvocato Luigi Righetti

94 DICEMBRE 2022 tuttavia un colore ben consapevole della necessità di dover rappresentare anche “gli altri colori”. In ?ondo la Sua è stata un’interpretazione della vita, compresi i ruoli istituzionali nei quali ha operato, che defnirei “rotonda” allergica a interpretazioni troppo “spigolose” e per questo strutturalmente predisposta al dialogo. Luigi Righetti è stato però anche e soprattutto un avvocato e che avvocato. Quando penso all’esperienza ?atta nello studio di Corso Cavour n. 32 non posso non evocare alcune fgure che mi sono state in quello studio presentate e che, a mio dire, hanno rappresentato con Luigi Righetti una “triade” molto signifcativa per lo svi- luppo del diritto amministrativo nel Veneto. Righetti, unitamente a Ivone Cacciavillani e a Feliciano Benvenuti ben può essere considerato uno dei pilastri attorno ai quali si è strutturato il diritto amministrativo nella nostra regione; diritto amministrativo che era interpretato come uno strumento attraverso il quale al cittadino veniva data una possibilità, possibilità che in tempi più remoti non sempre aveva potuto avere, di sindacare, anzi di poter sottoporre a giudizio l’operato del potere pubblico. Quel “sindacato” sull’esercizio del potere ha costituito l’essenza di quel processo di “democratizzazione“ del diritto amministrativo nel tempo in cui Righetti è stato pro- tagonista. Questa chiave di lettura ben si coniugava, tra l’altro, con un comportamento che ha portato Luigi Righetti a prestare la dovuta attenzione e il dovuto rispetto per l’attività di tanti amministratori locali che hanno ?requentato lo studio di Corso Cavour n. 32, amministratori ai quali non ha mai ?atto mancare la Sua “consulenza”, una consulenza che andava sempre molto oltre rispetto al singolo caso che gli veniva proposto. Da ultimo, ricordo l’attenzione, davvero speciale, che Righetti riservava ai giovani col- leghi con i quali doveva intraprendere rapporti pro?essionali e che magari si avvicina- vano al Suo studio con qualche timore. Devo dire che nel rapporto con i colleghi ho sempre visto in Righetti una ?orma di “ele- ganza”, eleganza riconducibile ad un’interpretazione davvero “mite” del potere che egli sicuramente aveva ma che non lo portava mai a inutili sottolineature. Non nascondo che ho per lungo tempo avvertito un vuoto che dopo la Sua scomparsa nella città di Verona non è stato ancora colmato. Oltre alle tante virtù Righetti sicuramente aveva anche i suoi limiti, ma sono consape- vole che una ?orma di riconoscenza mi ?a velo e mi impedisce di coglierli.

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