SDA - Ritratto d'avvocato Luigi Righetti

86 DICEMBRE 2022 2,5 milioni di cause pendenti) la ri7orma viene surrettiziamente impostata su un presuppo- sto sbagliato: che, cioè, il carico eccessivo dipenda non (e non solo) dalle carenti strutture giudiziarie, ma dalle eccessive lungaggini ascrivibili alle parti (cioè ai loro avvocati). Quin- di si 7accia in modo che le parti non possano più regolare l’istruttoria e si diano “pieni pote- ri” al Giudice. Da una diagnosi sbagliata una soluzione altrettanto errata. Ma vi è di più, e questa è la ragione della mia preoccupazione: ad una concezione liberistica dell’istruttoria se ne sostituisce un’altra, di tipo “statalistico” in cui le parti, ed i loro avvocati, perdono il ruolo tradizionale, mentre il Giudice assume pieni poteri, quasi come un giudice penale, la cui unica aspirazione sembra sia quella di punire, con decadenze, preclusioni e altro, l’avvo- cato ritenuto negligente. Questa, anche se può passare inosservata, è la vera rivoluzione, ed io sono molto pessimista sulla possibilità di soluzioni soddis7acenti se, anche con l’o77erta di qualche inutile vantaggio, rimarrà invariato l’impianto di base. Resterà solo una soddis7azione: che in 7uturo non potremo essere ritenuti i responsabili dello s7ascio della giustizia e tutti si accorgeranno che le cause di lavoro hanno ormai la durata degli altri procedimenti, che il tempo che intercorre tra la precisazione delle conclusioni e l’assegnazione a sentenza è di anni. Temo anche che qualcuno si inventerà la pre – prima udienza e l’ante – pre – prima udienza, come il bravo e compianto Pretore di Isola della Sca- la, Dott. Rodini, che concedeva l’ultimo rinvio della causa prima dell’ultimissimo rinvio!”. Correva l’anno 1995. Mio padre era, soprattutto, orgoglioso di esercitare la pro?essione ?orense. Il suo attaccamento derivava non solo dalla possibilità di aiutare i clienti, ma soprat- tutto dalla consapevolezza della ?unzione sociale dell’avvocatura e del suo ruolo di strumento necessario di civiltà, prima ancora che di Giustizia (con la G maiuscola). Quando, nel giugno 2008, il Presidente del Consiglio dell’Ordine gli ha consegnato il sigillo per i cinquant’anni di pro?essione, mio padre ha dichiarato di non aver mai rim- pianto di aver scelto di ?are l’avvocato; la pro?essione ?orense, era, per lui, “ la più bella (o tra le più belle) delle pro7essioni liberali perché ti costringe ad essere sempre presente, perché ti ricorda ogni giorno che non hai mai Mnito di studiare ed imparare. … L’avvoca- tura è però, e soprattutto, la pro7essione che più ti dà il senso della libertà perché, pur con tante limitazioni, sei tu che crei il tuo destino, che non dipendi da nessuno e clienti e giudici sono inconvenienti (sic!) necessari, ma non determinanti… È libertà che diventa dovere di indipendenza ed è libertà anche quella di ascoltare sempre anche le ragioni degli altri, di di7endere sempre anche i più deboli di 7ronte ad ogni provocazione e sopruso.… Ma è una libertà che non piove dal cielo; che si conquista giorno dopo giorno operando con onestà e correttezza… ”. Aggiungo solo alcune considerazioni sull’eredità che ci ha lasciato. Non aveva la vocazione del docente, non amava spiegare, per cui, nella quotidianità dello studio, era necessario “sbrigarsela da soli”; era necessario, cioè, imparare osser- vando il suo comportamento; non era di?fcile, peraltro, perché c’era per?etta coerenza tra il suo pensiero e il suo modo di agire. Ci ha ?atto capire che la sua ?orza di a??ermare a testa alta il valore e la ?unzione

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